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CASI AZIENDALI

 

Database dei casi di impresa: 
risultati della ricerca: Caso Completo


HERA

SocietÓ di produzione e servizi energia elettrica

 

RAEE in carcere

 

Problema
Il carcere rappresenta una forma di esclusione che appartiene necessariamente a tutta la società. E’ auspicabile che durante la pena trovino spazio interventi di integrazione lavorativa, mirati alla risocializzazione del condannato, così come previsto all’interno del dettato costituzionale del 3^ comma, art. 27 e nella mission espressa agli articoli 1 e 13 della legge penitenziaria n.354/1975.

 

Soluzione
Il “Progetto R.A.E.E, per il Recupero delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in carcere” nasce su iniziativa della partnership del progetto Equal Pegaso e dal forte impegno dell’Amministrazione Penitenziaria Regionale e del Gruppo Hera. La “sfida” intrapresa in questa iniziativa è stata quella di ideare e sviluppare un progetto originale a forte impronta ambientale e sociale, inserendolo in un programma “interno” a carattere industriale: il Progetto RAEE–Gruppo Hera. L’iniziativa ha come fine la creazione, all’interno degli istituti penitenziari di Bologna, Ferrara e Forlì, di strutture stabili adibite allo smontaggio e quindi al recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non pericolose, ed è ad oggi il primo progetto intercarcerario nazionale per l’inserimento lavorativo dei detenuti. Il trattamento dei rifiuti viene gestito all’interno degli Istituti Penitenziari da imprese o organizzazioni nonprofit individuate ad hoc per tale compito, le quali riceveranno commesse da fornitore qualificato di Hera, assumeranno/remunereranno i lavoratori detenuti, utilizzeranno e gestiranno i locali adibiti a laboratori in convenzione con gli Istituti penitenziari. Nello specifico i detenuti sono occupati, all’interno di laboratori opportunamente allestiti all’interno delle carceri e attrezzati con le migliori tecnologie, nello smontaggio dei RAEE domestici (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) provenienti dagli impianti di stoccaggio, che saranno poi inviati agli impianti di trattamento rifiuti di riferimento del Gruppo Hera per essere recuperati e/o smaltiti (unicamente per le frazioni non recuperabili). L’attività impegnerà i detenuti coinvolti per 36 ore settimanali e sarà retribuita con l’obiettivo di poter contribuire anche al mantenimento delle famiglie. Le aziende nonprofit ed i detenuti impegnati nel progetto sono stati oggetto di programmi specifici di formazione su tematiche ambientali, di sicurezza, di gestione tecnico/operativa dell’attività, ecc.Tra gli aspetti più innovativi ed originali: l’offerta di una risposta concreta al problema del recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche che stanno diventando uno dei rifiuti prodotti in maggiore quantità dalla nostra società; la possibilità di recupero o reimpiego di componenti, materiali e sostanze provenienti dall’attività di smontaggio dei RAEE, mediante un processo di lavorazione a bassissimo impatto ambientale studiato per dare al progetto anche una forte valenza sociale; l’inserimento del lavoro dei carcerati in un processo a carattere industriale in modo da creare per loro una opportunità di lavoro e favorirne il loro successivo reinserimento nella vita sociale, una volta scontata la pena; inoltre, è il primo progetto in Italia a coinvolgere più realtà penitenziarie.  Il progetto è stato ideato in maniera tale da essere replicabile in altri istituti penitenziari, nella prospettiva di un allargamento del progetto a tutto il territorio dell’Emilia-Romagna.

 

Risultati
Il progetto prevede di gestire, nella prima fase sperimentale e nelle carceri di Ferrara e Bologna, 1.000 tonnellate di rifiuti non pericolosi l’anno con l’obiettivo di garantirne oltre l’80-85% in peso di recupero o reimpiego di componenti, materiali e sostanze. Lo smontaggio manuale consente quindi elevatissime percentuali di recupero e minima produzione di rifiuti, a fronte di bassissimi consumi di energia, materie prime e materiali e con emissioni non riferibili al ciclo produttivo in oggetto ma unicamente alle attività ad esso marginali, quali il trasporto dei rifiuti in entrata e quello del materiale lavorato in uscita. Tali attività produttive sono ideate per essere durature e stabili ma in questa prima fase sperimentale i laboratori non risultano ancora completamente autonomi anche se i margini di miglioramento sono molto ampi. L’obiettivo primario della partnership, avviare le attività produttive all’interno delle carceri e monitorare la fase sperimentale, è stato raggiunto.

Sull'impresa

Settore: Energia, gas, acqua Website: www.gruppohera.it
 

 

 

     
       
In collaborazione con Impronta Etica